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Novembre 18, 2017
Giovedì, 30 Giugno 2016 17:11

Acli - identikit del volontario

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Capita, e neppure di rado, che a quanti svolgono opere di volontariato sia chiesto il perché lo facciano, quali siano le motivazioni che li hanno indotti, e continuano a indurli, a porsi al servizio degli altri.

Le risposte a queste domande variano a seconda delle motivazioni che spingono il volontario a svolgere un’opera caratterizzata, per giunta, da natura altruistica, assenza di retribuzione e di vincoli di parentela con le persone che beneficiano del servizio. Queste domande sono state poste come oggetto di discussione e riflessione nell’ultimo corso di formazione organizzato dal Circolo Acli di Garbagnate Milanese, cui hanno partecipato numerosi volontari e che è stato coordinato dalla psicologa Lara Franzoni. Al termine del corso, intitolato “Essere un volontario Acli”, è stato redatto un resoconto, definito “vademecum”, nel quale si legge:
“Secondo Gavazza (2000) le motivazioni al volontariato italiano hanno tre radici: quella di tipo borghese che si rifà al concetto di impegno sociale dei ‘galantuomini’, quella di tipo socialista che spinge ad agire in nome dell’uguaglianza e quella di tipo cattolico. In quest’ultimo approccio troviamo aspetti salienti: il donare, si offrono tempo e competenze in modo disinteressato e gratuito; i benefici che le persone, i gruppi, la società o l’umanità ricevono dall’attività svolta dal volontario. Nell’ottica dell’invecchiamento attivo, il volontariato è una delle attività privilegiate dalle persone anziane. Con l’allungarsi della vita e del benessere, molti anziani in pensione decidono di dedicare le loro risorse all’interno delle associazioni di volontariato. Questo accresce la loro autoefficienza, aiuta a sentirsi ancora attivi nel mondo, con uno scopo preciso in sostituzione del lavoro; inoltre favorisce la socializzazione alleviando il senso di solitudine e abbandono che spesso vivono queste persone. Dopo aver vissuto una vita attiva ci si ritrova a dover riorganizzare il tempo, scandito in precedenza dal lavoro e dai ritmi frenetici della vita quotidiana. Con la pensione i tempi si allungano, le ore in cui non si è impegnati in attività si dilatano ed è in queste ore che il volontariato si colloca per scandire con nuove attività e orari la quotidianità”.
“La motivazione – si legge ancora – può essere definita come l’insieme delle cause che concorrono a determinare il comportamento di una persona o anche di una collettività. La motivazione non è un fatto osservabile, ma si esplicita nelle azioni, nei comportamenti e nei risultati. La motivazione che uno porta con sé influenza: il saper essere: cioè la comunicazione e le relazioni che si intrattengono con volontari ed utenti; il saper fare: cioè le competenze specifiche che si mettono in atto nei vari servizi. Comprendere la propria motivazione profonda alla scelta di fare volontariato non è solo un modo per conoscere se stessi e per orientare al meglio le proprie azioni, ma anche un modo per tutelare quelli che aiutiamo da possibili richieste più profonde da parte nostra, dall’essere fatti oggetto di aspettative cui essi non possono o non vogliono rispondere ed è anche un modo per conoscere meglio noi stessi e il nostro modo di stare vicini agli altri”.
Vincenzo Quartu

Letto 604 volte Ultima modifica il Giovedì, 30 Giugno 2016 17:18
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